canecapovolto: dalle stalle alle stelle

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Behind Your Eyelids

Il metodo è all’inizio quello di Stan Brakhage, ma capovolto e raffreddato. I materiali caldi incamerati dalla natura dal filmmaker americano (riprese “dal vero” o interventi di “action filming” sulla pellicola, pitturata o graffiata) vengono invece sottratti dai cineasti catanesi di canecapovolto al vasto universo del found footage film (successivamente video), e neppure quello del cinema-cinema o, all’opposto, degli home movies, ma a quello trash (porno, mondo movies) o educational, che quasi sempre è la stessa cosa. Decontestualizzato, il materiale riciclato entra in un flusso visivo, cui si aggiunge un flusso audio (voci “documentaristiche” preesistenti o rumori e, più complesse, musiche), che lo sbriciola a forza di sovrimpressioni multiple, colorazioni, incisioni e altre manipolazioni che sfuggono al controllo dell’occhio che guarda e dell’orecchio che ascolta: stupiti. Il rumore domina. Quello di una televisione impazzita e insieme quello di un suono alieno, cosmico: rumore di fondo dell’universo. Rumore che mette in questione il senso, prevalicandolo. Guai andarne a caccia: rischiamo di perderci. Meglio abbandonarsi al flusso delle sensazioni, e ritrovarsi con un magma primordiale negli occhi e nelle orecchie che è come il residuo di una catastrofe ecologica, dove ciò che è rimasto, impastato, è la sintesi deformata di ciò che ci circonda quotidianamente e a cui non facciamo più caso, ma che influenza la nostra psiche profonda come un cancro massmediatico. La TV che ci guarda e che ci spia viene adesso guardata e spiata da canecapovolto: radiografata, vivisezionata. Lo strazio quotidiano sottotraccia viene adesso esposto spudoratamente.

Ma questo è solo l’inizio (Scraps Brakhage Stolen, 1992; Sleeping Electricity, 1992; Behind Your Eyelids, 1993). Si sente anche l’eco di Piero Bargellini, che probabilmente i nostri cineasti ignorano. E in Stories of Brats (a Surrealist Film)/Storie di monelli. Film surrealista (1995) stileranno, a posteriori, una sorta di manifesto del loro modo archetipo di procedere: «Quando chiudo gli occhi vedo delle forme…». Dopo, conservando il gusto, bargelliniano e anche un po’ grifiano (ad Alberto Grifi dedicheranno Evil Pop/Evil and Pop Culture. A Fundamentalist Documentary, 1997), del trash, del porno e dello home movie, rinunceranno alle visioni ipnagogiche e si assesteranno, nella serie Plagium (a cominciare dal n. 1, lo spietato Angeli su due ruote (documentario), 1993), sugli accoppiamenti grotteschi e parodici di immagini plagiate, appunto, e di audio altrettanto plagiati che, in contrappunto, rivelano verità nascoste, talvolta occulte (in questo caso si ispirano, con una punta di probabile ironia, al mago inglese Aleister Crowley e al suo mentore cinematografico Kenneth Anger, in The Rainbow Stories: Mal d’Africa, 1996, ed Evil Pop).

black

F for Fake: The Black Sun

Mentre sviluppa la pseudo educational serie Plagium, canecapovolto realizza anche pseudo film amatoriali: Endo und Nano (1993), Beaten Meat Glamour (1993 [versione Meatbeat Glamour]/1996, con diverso sonoro), Invasion (for 2 or 3 players)/Invasione (per 2 o 3 giocatori) (1994), Storie di monelli, Mal d’Africa. Qui, oltre che a Bargellini, vien fatto di pensare ai fratelli Kuchar, probabilmente altrettanto ignorati; e, più in generale, vengono in mente i conterranei Ciprì e Maresco che, da opposto fronte formale, lavorano anch’essi “dopo la distruzione”. In questi home movies, ma anche altrove, il girato è originale, ma trattato come se fosse found footage. C’è un gusto spinto per la bassa definizione, quella del Super8 prima e del video analogico poi; bassa anche nei contenuti, che vanno dalle parti basse del corpo al gusto “basso” del trash o di certi materiali educational come – esemplari – quelli del “Manuale di conversazione italiano-inglese” messo in scena come se si trattasse di uno Ionesco nelle “7 pièces di teatro filmato” de L’amara vittoria del situazionismo (1997).

Il situazionismo, col suo metodo del détournement, è del resto una delle fonti più evidenti del lavoro di canecapovolto: ma “fatto in casa”, col distacco ironico di chi raccoglie dalla discarica misera del suo sud i detriti dell’universo audiovisivo ricco. Run Hubbard Loop (Advanced Autopsy Procedures) (1996), che accoppia superbe e premonitrici inquadrature di Spione di Fritz Lang a quotidiane istruzioni per l’uso di apparecchiature stereofoniche, ci rivela che «la tecnologia distorta funziona come un fuoco nero»: il nero che acceca di F for Fake: The Black Sun (1997).

L’attacco col fuoco (1997) è uno dei capolavori di canecapovolto. Qui il gioco “basso” del détournement si eleva a proporzioni cosmiche – dalle stalle alle stelle, perché nel minimo è contenuto il massimo – utilizzando un dialogo “teologico” di Derek Jarman/Bertrand Russell sull’agnosticismo. Che l’insistenza sul corpo, e sugli aspetti fetidi del corpo, sia in canecapovolto una forma di avvicinamento a una sorta di religione o di misticismo tanto blasfema quanto sincera è qualcosa che pervade tutta la sua opera, e che in questo video emerge con più chiarezza. Il corpo vivisezionato – le operazioni di chirurgia plastica della sezione “Abba” di Evil Pop e de La septième opération (1998), nonché certe riprese di “morte in diretta” – non rivelerà l’“anima” ma ci metterà lo stesso in contatto con un ignoto che non viene denegato.

impero

Impero

Ricostruire dopo e dalle rovine – come aveva fatto Rossellini in Germania anno zero? – è forse ciò che caratterizza l’evoluzione di canecapovolto. Non mi pronuncio sui per me enigmatici Spectrum e Drones o sugli unfixed di Towards Infinite. Ma può darsi che il passaggio dal Super8 e dal video analogico a quello digitale – così levigato, geometrico, strutturabile nelle sue mani – abbia contribuito a tale evoluzione. Il potente videosaggio Impero (2003) abbandona ogni forma di allusione e di illusione per parlar chiaro; tutta la raffinata cultura di canecapovolto sul riciclaggio dei materiali di repertorio serve adesso a denunciare i crimini bellici statunitensi, come ai bei tempi del cinema impegnato, ma senza espedienti drammaturgici, con la lucidità invece dei documenti esposti. Il suo “doppio” parodico e amatoriale, Aaron the Digital Warrior (2005), ci gela il riso col suo guerriero artificiale perfettamente integrato nel sistema imperiale. Il tutto, «con Dio dalla nostra parte».

L’ungherese Zoltan Fazekas, il viaggiatore «che non crede in Dio» dello splendido mediometraggio “doppio” Helmut Doppel: Alfa e Rectum (2006) – anche installazione sonora (Roma, Auditorium Parco della musica, 9 novembre 2007) – è il nuovo eroe che persegue ostinatamente la propria destinazione (Halle, o l’infinito) attraversando una Germania carica degli echi di strazi precedenti (il generale Wolfgang Kapp e il suo “Dio fascista”) secondo una direzione che si allontana da questa storia alla ricerca di una dimensione spazio-temporale altra.

Il più recente video di canecapovolto che ho potuto vedere, il mediometraggio Uomo-Massa (2007) – «Io sono ciò che ho» –, è una finzione saggistica sui temi del titolo (mediati da un poeta senza nome e da Ortega y Gasset): cioè sul tempo nostro. Preludio alla fine? Ultime parole del condannato? Battaglia finale tra il Bene e il Male?

L’eloquio limpido, scandito, da fine dicitore delle nuove opere digitali di canecapovolto è la versione “in positivo” di quello della serie Plagium, che con la sua asetticità da voice of God parodiava la seriosità professorale degli speaker televisivi. Adesso le parole vogliono farsi sentire e capire, senza giochi. Questo nostro mondo distrutto ha bisogno di chiarezze, senza certezze.

 

Pubblicato, col titolo Dalle stalle alle stelle, nel booklet che accompagna l’antologia in DVD delle opere di canecapovolto Il futuro è obsoleto (1992-2002), malastrada.film, Catania 2009, pp. 10-12

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